Géothermie en Mer Tyrrhénienne ?

C’est à y perdre son latin ! Il y a quelques semaines, Enzo Boschi – Président de l’INGV – mettait en garde sur le risque d’une éruption majeure du volcan sous-marin Marsili qui, selon lui, pourrait déclencher un tsunami dévastateur pour l’Italie du sud.

Aujourd’hui, on apprend par le site Geologi.info que ce même secteur de la Mer Tyrrhénienne pourrait servir de cadre à la première centrale géothermique offshore au monde. L’idée d’une centrale géothermique sous-marine n’est pas récente. Un premier projet a déjà été présenté au Congrès Mondial de Géothermie à Bali, avec une puissance de 1 Gw.

La partie sud-est de la Mer Tyrrhénienne pourrait devenir « la première source importante d’approvisionnement en énergique géothermique de l’histoire, ouvrant ainsi la route à une nouvelle source d’énergie propre et inépuisable ». En effet, on rencontre dans la zone du volcan Marsili d’« énormes flux de chaleur qui ont permis la création de gisements énormes de fluides géothermiques à haute température ».

Un permis de recherche de fluides géothermiques en mer dans le secteur du Marsili a été octroyé à la société italienne Eurobuilding. Ce programme de recherche « prévoit en premier lieu la réalisation d’une étude complète d’une telle structure, en utilisant les méthodologies et les techniques les plus innovatrices ».    

Affaire à suivre donc, mais on se rend compte que le monde scientifique n’est pas à une contradiction près !

Une réflexion au sujet de « Géothermie en Mer Tyrrhénienne ? »

  1. Ciao Claude,
    il tuo comunicato mi suggerisce alcune considerazioni che io , siciliano di pura razza, sento di poter fare con buona imparzialità, e comunque con sufficiente conoscenza di causa.

    Devi sapere che noi siciliani abbiamo con il denaro un rapporto differente a seconda delle circostanze che intervengono nella sua gestione.

    Quando si tratta di denaro guadagnato con fatica e con un lavoro mal pagato ( ancora fortunato chi questo lavoro lo possiede !), allora siamo economi e oculati , e la sua gestione avviene con la diligenza del buon padre di famiglia.

    Anche se gli altri popoli della Terra ci rassomigliano un poco, il nostro rapporto con il denaro pubblico è invece, abbastanza particolare. Non appena politici e scienziati di qualunque disciplina vedono all’orizzonte dei loro progetti un possibile finanziamento dello Stato Italiano (…. e di noi, poveri contribuenti !), allora si inventano progetti faraonici di opere pubbliche, destinate spesso a restare celebri incompiute non appena i soldi sono stati messi in tasca.

    Opere che , appunto nelle intenzioni sono faraoniche, e lasciano da parte altri interventi più fattibili, meno costosi e molto piu’ redditizi.

    Vuoi qualche esempio ? Ti accontento subito.

    Da anni si parla, e si straparla, del ponte sullo Stretto di Messina. Sono stati interpellati ingegneri giapponesi ed americani, oltre alle intelligenze di casa nostra. Risposta: il ponte sullo stretto di M’essina è un’opera fattibile, e dunque bisogna investire quantità astronomiche di denaro per realizzarla. Ma io, povero piccolo ignorante in materia di grandi progetti, faccio solo una meschina considerazione : a che serve un ponte sullo Stretto di Messina, cattedrale nel deserto, quando in estate per andare da Napoli a Reggio Calabria si impiegano 12 ore sotto un sole ardente su una strada che è la piu’ pericolosa d’Italia ?

    L’ Etna entra in eruzione e distrugge qualche casa di campagna e qualche terreno incolto ? Colpa del Governo Italiano , che non interviene rapidamente e con mezzi efficienti per deviare la colata lavica. Allora , per avere la garanzia di un voto alle prossime elezioni, i politici riescono ad ottenere finanziamenti di milioni di euro che servono immediatamente a mettere in moto una mostruosa macchina che, almeno nelle intenzioni, serve a domare la furia del vulcano. Ma durante le eruzioni del 2001 e del 2002 gli interventi con ruspe, elicotteri, esercito e Protezione Civile hanno bruciato un capitale di denaro molto piu’ consistente del valore di qualche casa di campagna e di qualche terreno incolto.
    Ma torniamo alla geotermia nel Mar Tirreno, altra opera faraonica inventata da noi Siciliani diretti discendenti di Archimede e di Empedocle. A che cosa serve cercare l’energia in fondo al mare, quando poi l’energia solare, cosi’ presente in Sicilia e a costo zero, non è utilizzabile dall’uomo comune quale io sono, visto che un impianto fotovoltaico costa , per politica perversa, estremamente caro ed è anche gravato di una tassa del 19/°°? Energia geotermica: no, grazie!

    Un caro saluto da Pippo Scarpinati.

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